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Il procedimento di cui le graduatorie permanenti sono figlie, ha un corso degli eventi pluridecennale. Esso è stato preposto alla tutela, oltre che i diritti acquisiti dai docenti, anche al loro capitale di professionalità costruito sul campo.
Esse sono una garanzia, in contrapposizione a nepotismi vari, per i docenti, per gli alunni e per le loro famiglie.
Quando si proclama che occorre "abbassare l'età media dei docenti", è quanto mai sintomatico che ci si astenga dal dire che la maggior parte degli attuali precari storici ha cominciato a lavorare ben prima dei venticinque anni di età, con particolare riferimento agli insegnanti della primaria, e, che mentre si esercitava per lo Stato, con regole da esso stabilite, l'età inesorabilmente avanzava.
A quest’idea di “svecchiamento” è strettamente connesso un equivoco di fondo: ovvero che i precari siano tali per loro colpa, che rappresentino deviazione da una norma e non una oggettività che è stata funzionale alle politiche finanziarie subentrate in questi anni.
E adesso lo stesso Stato pensa di dare il benservito a queste persone in modo inaccettabile!
Le graduatorie permanenti non si affollano di illusi immotivati. Includono centinaia di migliaia di nominativi di professionisti che nella scuola ci lavorano già, pur consapevoli della prassi discriminatoria in termini di diritti e retribuzione che si è portata avanti sulle loro spalle.
E se sono così ricche di aspiranti con servizio pregresso è perché, negli ultimi anni, si sono accumulate scelte politiche empie, tra cui si annoverano: sospensione delle assunzioni, sovvertimento continuo dei criteri di computo di servizio e punteggio; scavalcamenti, dovuti a scelte che, usando un eufemismo come minimo si possono definire bizzarre, quali il doppio punteggio; utilizzo esagerato, della pur legittima Legge 68/99 di tutela delle categorie protette; limitazione sostanziale del reclutamento, soprattutto nella scuola secondaria, a vantaggio della riconversione professionale e della mobilità interna
Chi ha iniziato la professione negli anni novanta, e alcuni anche prima, ha subìto inammissibili vessazioni negli ultimi anni: manifeste iniquità, superficialità amministrative, slittamenti valutativi, indeterminatezze legislative.
Non era mai accaduto che un'intera generazione di insegnanti venisse tenuta suddita da tabelle di valutazione insensate, sentenze, continui rifacimenti in corso d’opera.
Tutto ciò ha creato una situazione di grande angoscia a cui non si può dare risposta con un colpo di spugna.
Si era asserito di scelte sociali partecipate, di leggi eque, che nessuno sarebbe stato lasciato indietro. Lo stesso Presidente della Repubblica, non poche volte, ha sentito, giustamente, il bisogno di avvalorare quanto sia imprescindibile l’opera della concertazione tra le rappresentanze dei lavoratori e chi ha incombenza di Governo.
E' quantomeno strano, che, su meccanismo non semplice come la riforma del reclutamento, si voglia intervenire con provvedimenti che non tengano conto di chi ha permesso, per tanti, troppi anni e non per propria volontà, silenziosamente, il funzionamento del sistema scolastico italiano!

Questi sono alcuni motivi per cui chiediamo, con forza, di mantenere le Graduatorie Permanenti come privilegiato canale di reclutamento, TUTELANDO AL LORO INTERNO LE POSIZIONI E I PUNTEGGI ACQUISITI e che, prima di qualunque riforma o nuova inclusione di futuri neoabilitati, venga garantita l'assunzione a tempo indeterminato a tutti i docenti precari attualmente in servizio, con un piano di assunzioni reale, aderente ai veri bisogni dei protagonisti della scuola italiana, ovvero gli alunni e le loro famiglie, secondo i principi sanciti dalla Costituzione.

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