Per il Premio Nobel per la Pace 2012, una donna israeliana ed una donna palestinese firma ora

Noi Chiediamo che, per il Premio Nobel per la Pace del 2012, vengano candidate una donna israeliana ed una palestinese.
Ecco le nostre candidate:


Samar Sahhar, palestinese cristiana, è nata a Gerusalemme Est, ha frequentato l'Università di Betlemme (management), ha seguito corsi in discipline educative in Inghilterra. Nel 1995 ha partecipato al “Colombus International Program” negli USA con un gruppo di palestinesi in missione di pace in Ohio.

Ha ricevuto speciali riconoscimenti per il contributo dato al dialogo tra i due popoli, ed ha dedicato la sua vita a lavorare con i bambini. Ha seguito le orme dei genitori, fondatori della “Jeel-Al-Amal home” di Betania, che è diventata la più grande e più importante istituzione di aiuto all'infanzia in Palestina. Ha fondato anche la “Lazarus Home For Girls”, per aiutare le bambine orfane e le donne in difficoltà ed ha creato a Betania un negozio di fornaio per fare in modo che le donne israeliane e palestinesi potessero fare insieme il pane per la pace.

Angelica Calò Livnè è nata a Roma nel 1955 da un'antica famiglia ebraica e dall'età di 20 anni vive in Israele, in un Kibbuz al confine con il Libano. È coniugata ed ha quattro figli maschi. Nel corso degli anni ha insegnato in scuole multiculturali, in scuole per ragazzi emarginati ed espulsi dal corso normale degli studi; ha insegnato anche all'Università collaborando a progetti miranti a far raccontare agli anziani la loro storia ai giovani.

Si considera un’ “Educatrice alla pace attraverso le arti” e per questo ha dato vita alla Fondazione Bereshit. Ha allestito con il Teatro Comunitario della Galilea (la compagnia teatrale dell’Arcobaleno composta di ragazzi ebrei, cristiani, musulmani, arabi, drusi) uno spettacolo di mimo e danze che racconta cosa passa per la mente di un adolescente che vive in un paese in guerra. Angelica è convinta che l'educazione sia il mezzo più importante per costruire la pace, che Ebrei ed Arabi possono vivere insieme.

Intervistata da ZENIT Angelica ha raccontato: “La ‘Compagnia dell’Arcobaleno’ è parte di una vera e propria ‘strategia di Pace’, un ‘Teatro di cambiamento’ che già influisce sugli attori e sul pubblico che assiste allo spettacolo”.

Com’è nata la “Compagnia dell’Arcobaleno”?

Angelica Calò Livnè: La Compagnia è nata nel Settembre del 2002, a Kerem Ben Zimra, un moshav a 15 km da Sasa, il mio kibbuz, oggi ci sono 28 attori in erba. Sono ragazzi religiosi del moshav Dalton, ragazzi arabi del villaggio di Fassouta e del villaggio di Jish, ragazzi dai villaggi ebraici circostanti, una ragazza cirkassa del villaggio di Rehaniya.

Dopo un percorso doloroso e sofferto, abbiamo allestito uno spettacolo di Teatro-Danza che esprime la tragicità dei momenti che stanno vivendo i due popoli e che dà il senso dell’importanza immediata del dialogo e dell’ incontro.

Molti dei ragazzi erano traumatizzati dagli attentati...

Angelica Calò Livnè: È stato difficile riuscire a far finalmente dire ai ragazzi cosa sentivano veramente. La paura e la rabbia sono due sentimenti da nascondere in Israele. Poi, dopo un esercizio di mimo dove ognuno raccontava un dolore vissuto, una ragazza ha iniziato quasi gridando, un monologo struggente in cui ha raccontato la sua esperienza nell’ultima “vacanza” a Monbasa, in Kenia, con suo padre e i suoi fratellini, quando il meraviglioso albergo in cui si trovava è diventato teatro di morte ed orrore dopo un attentato contro i cittadini israeliani.

Ciò che è seguito è stato un sorta di viaggio attraverso i loro sogni e le loro paure per raggiungere una meta di speranza ed è nato lo spettacolo “Bereshit” - “In Principio”.

Mi ha scritto Nemi di 21 anni: "Quattro dei miei migliori amici sono morti in un attentato". Quando l'ho sentito non volevo più partecipare allo spettacolo Bereshit. Non credevo più a nulla. Non avevo più voglia di nulla. Ma dobbiamo reagire. Dobbiamo continuare a credere in qualcosa. Non possiamo smettere di sognare.

E Sharif Balut, un arabo cristiano di 21 anni: “Vengo al Teatro dell'Arcobaleno perché credo nella pace. Perché credo che si riuscirà a vivere insieme, perché siamo diversi e attraverso i miei amici conosco nuovi mondi. Aspetto questo incontro tutta la settimana perché ‘mi allarga il cuore!’ Danzare, ridere, scherzare e recitare insieme a loro mi reca felicita'!”

E Tamar, 16 anni: “In tutta questa diversità sento che in questo teatro siamo tutti uguali e non ha importanza in cosa crede ognuno di noi o dove vive, perché siamo tutti esseri umani. L'affiatamento tra i ragazzi mi convince ogni volta di più di ciò che molti devono ancora capire, che è possibile che un ebreo e un cristiano avanzino mano nella mano, che religiosi e laici si parlino senza offendersi, e che tutte le creature possano vivere insieme ed amarsi!”

Quale messaggio intende comunicare?

Angelica Calò Livnè: Credo profondamente che il nostro lavoro sia un messaggio di fiducia nell’avvenire, una vittoria del bene, della positività e della luce sul male e sulle tenebre che continuano a calare sul mondo.

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Ettore Lomaglio SilvestriDa:
Politica internazionaleIn:
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Comitato Premi Nobel per la Pace

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israele, nobel, pace, palestina

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