SULLA DIGNITA' DEGLI AMMALATI GRAVI firma ora

Al Prefetto, al Presidente della Provincia, al Sindaco, al Ministero della Sanità/Regione Sicilia, alla V Circoscrizione, all’Istituto di Bioetica, a Scienza e Vita, alla Direzione dell’Asp, ai Dirigenti delle Cliniche pubbliche e private, al Tribunale dei Diritti del Malato, ai Responsabili delle Comunità religiose, ai Cappellani,alle Case di Riposo.

Un ampio gruppo di cittadini richiama l’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità preposte sui delicati problemi legati alla dignità della fase terminale e sui concreti problemi che si riscontrano.

La cronaca recente ha registrato casi penosi, come quello delle larve di insetti nelle narici di un paziente in rianimazione. Una situazione-limite che ha suscitato grande indignazione. Si vuole rimarcare la necessità da parte dei Dirigenti di vigilare su tutto quanto si compie nei luoghi di cura e di assistenza pubblica e privata, specie in caso di isolamento forzato degli ammalati gravi, affinché a chi si trova in situazione di grande passività possa, a maggior ragione, essere garantito il massimo della qualità dell’assistenza e della delicatezza, in termini igienici, medici, paramedici, di terapia del dolore, di sostegno psicologico e di assistenza religiosa, ove questa sia richiesta da sé o dai propri congiunti.
Ci si interroga sulla doverosità di trovare soluzioni che permettano di non interrompere mai, neppure in fase terminale, quella componente costitutiva della vita che sono le relazioni umane. Probabilmente si potrebbero trovare modalità che, senza intralciare il delicato lavoro del personale medico e paramedico, permettano ai pazienti in condizioni difficilmente reversibili di beneficiare della presenza di almeno un familiare, come avviene nei moderni hospice. Nelle condizioni attuali capita spesso che un figlio giunga da lontano e non possa salutare il padre in rianimazione e già in stato irreversibile, perché arrivato al di là del brevissimo orario di visita. Ne consegue che tanti ammalati muoiono in solitudine e tanti familiari restano con il rimorso di non poter essere stati loro vicini come avrebbero voluto o di non aver potuto rivolgere loro un ultimo saluto.
Ci si chiede come mai i servizi per i malati terminali pur esistenti nella nostra città – i due hospice presso i maggiori nosocomi cittadini Policlinico e Papardo, ossia strutture attrezzate per la terapia del dolore e con operatori qualificati – non vengano per nulla pubblicizzati sul territorio. Si auspica che tali reparti specializzati siano attrezzati anche per provvedere, come qualunque altro reparto, al ricovero anche notturno in caso di urgenza, senza l’assurdo di attese in Pronto Soccorso o astanterie, con il rischio, se in fase terminale, di morirvi o di essere sballottati inutilmente tra casa e ospedale.
Ci si augura che siano sempre incrementati perfezionati e pubblicizzati i servizi di assistenza domiciliare per i malati terminali, in modo tale che molte famiglie non si trovino a “fare da sé” con l’aiuto non sempre sufficiente dei medici di base e con attrezzature improvvisate. Che tali servizi siano presentati come un utile sussidio per la qualità della vita e non come un annunzio di morte.
Ci si interroga sul diritto all’assistenza religiosa, auspicando che l’ingresso di un sacerdote nei reparti più delicati non debba essere sottoposto alla discrezione o al buon cuore del medico di turno (come in vari casi si riscontra), ma sia regolato dall’osservanza di apposite convenzioni che permettano la presenza religiosa di qualunque confessione su richiesta dell’ammalato o dei congiunti, anche e specialmente in caso di urgenza.
Che morire in casa propria o in ospedale possa essere, un giorno e al di là di tutto, una condizione di pari dignità. Si vorrebbe che tanto i luoghi quanto i servizi di cura estrema non vengano considerati da chi vi lavora e da chi ne fruisce come triste anticamera della morte, ma come luoghi di vita e di decoro in cui la persona, i familiari e i loro diritti siano pienamente rispettati e trovino adeguata risposta in ogni momento da parte di personale sempre altamente specializzato e aggiornato, motivato in eticità ed umanità.












Chiediamo:

• che sia assicurata la massima igiene a tutti i pazienti, specialmente a coloro che versano in stato di incoscienza;
• la vigilanza sulle strutture e il loro costante monitoraggio in merito alla qualità reale dei servizi di assistenza, con particolare riguardo agli ammalati gravissimi e terminali, agli anziani ai piccoli ed a coloro che non hanno nessuno;
• la massima delicatezza nelle fasi dell’assistenza del malato terminale e nell’accompagnamento dei familiari;
• di trovare le modalità più adeguate e flessibili per mantenere viva e significativa la relazione del malato con i propri cari, anche durante le fasi più problematiche, specie quando un congiunto arriva da fuori e di favorire nei casi estremi almeno la visita attraverso i vetri;
• la pubblicizzazione dei servizi che già esistono sul territorio per l’assistenza ai malati gravi, in particolare degli hospice per malati terminali (Papardo e Policlinico) e delle modalità per accedervi, nonché l’incentivo e l’affinamento dell’assistenza integrata domiciliare ed un maggiore raccordo e trasparenza tra tali strutture e tra esse ed il cittadino. Perché bisogna essere messi in lista d’attesa al Policlinico se c’è posto libero a Papardo, o viceversa?;
• che siano aggiornati e rispettati i protocolli per garantire il diritto all’assistenza religiosa degli ammalati, specialmente di quelli più gravi, ove ciò sia richiesto dal paziente o dai propri congiunti.
Messina, 22 novembre 2011

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SaluteIn:
Destinatario petizione:
Istituzioni civili ospedaliere e assistenziali, autorità religiose, cappellani,

Sostenitori ufficiali della petizione:
singoli cittadini anche associati in gruppi laici ed ecclesiali

Tags

ammalati, assistenza, dignità, dolore, hospice, igiene, ospedali, rianimazione, sofferenza, terminali

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